2050 se cominciamo ad agire

4 Giugno 2021 | commenti: 0

Prestipino Flavia

Questo articolo è ispirato al libro “SCEGLIERE IL FUTURO” di Christiana Figueres e Tom Rivett-Carnac. Edizioni TLON.

Immaginiamo di essere nel 2050, dal 2020 le emissioni sono state dimezzate regolarmente ogni decennio. L’umanità si sta dirigendo verso il mondo del secondo scenario che entro il 2100 non sarà più caldo di 1,5 gradi

Quotidianità

Immaginiamo di uscire, l’aria è umida e fresca e addirittura più pulita di quanto non lo fosse prima della rivoluzione industriale. Gli alberi sono ovunque, la copertura forestale in tutto il mondo è ora del 50% e a nessuno mancano le vaste pianure di monocoltura. 

Città

Ristrutturare le città è stato fondamentale per risolvere il rompicapo della sfida climatica. Le piazze sono state pavimentate con un materiale poroso per catturare l’acqua piovana, tutti i tetti neri sono stati dipinti di bianco e sono state messe ovunque piante. Ogni edificio raccoglie l’acqua piovana e gestisce il consumo idrico. Tutti i tetti accolgono un orto o un giardino fiorito.

Per rendere il tutto più economico e più sostenibile le attività come coltivare ortaggi, raccogliere acqua piovana, fare il compostaggio si affrontano insieme. Invece di andare in un grande supermercato a comprare cibo che arriva da centinaia di chilometri di distanza ci si rivolge a piccoli agricoltori e produttori locali. I quartieri formano gruppi di acquisto solidale, si scrivono a una consegna settimanale e poi distribuiscono il cibo tra i membri.

Cibo

Il cibo resta comunque una risorsa costosa (consuma fino al 30% del budget familiare) per questo è necessario cercare di coltivare autonomamente. Abbiamo capito che il cibo è costoso perché deve essere costoso, dopotutto ci vogliono risorse preziose per coltivarlo come acqua, suolo, sudore.

Gli alimenti che consumano più risorse sono le proteine animali e i latticini, infatti sono praticamente scomparsi dalla nostra dieta. Con la riduzione dei tumori, degli infarti ed ictus le persone vivono più a lungo e il servizio sanitario costa sempre meno.

Trasporti

L’ostacolo più difficile da superare è stato quello del trasporto. Nel 2030 La maggior parte dei Paesi ha vietato la produzione di auto a benzina e diesel. Ora Il 75% della popolazione che vive in città usa i nuovi trasporti elettrici come reti ferroviarie e servizi come il car sharing dove è possibile condividere le auto elettriche.

I droni organizzati lungo corridoi aerei consegnano ogni genere di pacco. Grazie a queste innovazioni si possono restringere le strade, eliminare i parcheggi e investire in progetti di pianificazione urbana per rendere più facile camminare nel verde e andare in bicicletta. Le città sembrano progettate per la convivenza di essere umani e natura.

Le ferrovie elettriche hanno sostituito la stragrande maggioranza dei voli nazionali, di conseguenza  gli aerei sono diventati più lenti e meno convenienti dei treni che effettuano viaggi in poco tempo e senza emissioni. 
I voli esistono ancora e sono alimentati da biocarburanti ma vi si ricorre con maggiore parsimonia perché estremamente costosi.

Energia

Non bruciamo più combustibili fossili, la maggior parte della nostra energia ora proviene da fonti rinnovabili come l’eolico, il solare, il geotermico e l’idroelettrico. Tutte le case e gli edifici producono autonomamente la propria elettricità che è fondamentalmente gratuita.

Migrazioni

Abbiamo aiutato i Paesi in via di sviluppo investendo in moduli solari o mini grid eoliche impiantate nelle comunità. La vita di intere popolazioni ha subito una svolta grazie al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, dell’istruzione e della assistenza sanitaria. Ora ci sono risorse disponibili a volontà per soddisfare la necessità di ogni popolazione qualora avessero bisogno di aiuto. 
Le migrazioni persistono anche se in quantità ridotta. Tutti i Paesi  hanno concordato linee guida per la gestione dei flussi migratori.

Conclusione

Quando nel 2020 è suonato il campanello d’allarme ci siamo resi conto di soffrire gli effetti del troppo consumo e la spinta al profitto ci ha portato ad uccidere la natura. Durante il lavoro di ricostruzione abbiamo gradualmente cominciato a guardare il prossimo con più e empatia e preoccupazione, ci siamo resi conto che per salvare la specie umana non bastava mitigare le estreme condizioni climatiche ma bisognava diventare dei buoni custodi della Terra e prendersi cura gli uni degli altri.

L’umanità era condannata a scomparire solo finché credeva di esserlo, sconfiggere questa convinzione è stata la nostra vera vittoria.

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