Di che pasta siamo fatti?

26 Luglio 2016 | commenti: 0

Quando prendi una decisione importate ti dicono: “vediamo di che pasta sei fatto!”. Mangiare è una decisione importante e la pasta è per gli italiani l’icona del pasto. Ma come scegliamo? Anzi la domanda è: “scegliamo?” e ancora, le nostre scelte che conseguenze hanno?

Quanto e come acquistiamo

Ogni italiano consuma in media 26 kg l’anno di pasta, ma parte di questa quota è acquistata dalla ristorazione. La razione media è calcolata in 80 gr a persona. Ma quanto investiamo in questo importate alimento? Se la pasta dei grandi marchi costa intorno agli 80 cent. per confezione da mezzo chilo e con un pacco di pasta mangiano 4/6 persone, significa che per ogni pasto investiamo 15/20 cent. a persona.

Il caffè a fine pasto con la capsula costa più del doppio. Una pacchetto di patatine, un ovetto kinder®, un tramezzino al bar, costano come 10 piatti pasta. Se per ogni piatto di pasta spendessimo 30, 40 o 50 cent arriveremmo comunque a fine mese? Per la maggior parte di noi credo proprio di sì.

Solo pasta di marca, noi ci teniamo alla qualità

“Perché spendere di più? La pasta è pasta e se poi è di marca è di qualità, o no?”. Le paste non sono tutte uguali e spesso le guardiamo superficialmente. Nella foto qui sotto vediamo gli spaghetti più famosi d’Italia e uno spaghetto bio di grano italiano.

pasta_industriale_artigianale

Questa immagine racconta tante cose e le differenze saltano agli occhi. La trafilatura al teflon della prima e al bronzo della seconda hanno una differente porosità e quindi una differente capacità di trattenere il condimento. Opacità e il colore indicano differente tempi di essiccazione. L’essiccazione ad alte temperature trasforma gli amidi cristallizzando la pasta che sarà meno digeribile di quella essiccata a bassa temperatura. La bassa temperatura inoltre preserva lisina e vitamine del gruppo B.

Una cosa che spesso non notiamo sono i numerosi puntini neri presenti in paste a basso costo o in questa maggiormente commerciale. Vi invito a vedere i primi 5 minuti di questo video, i grani che fanno lunghi viaggi o quelli conservati per molto tempo sono soggetti a l’attacco di muffe o anche insetti, anche se non costituiscono alcun pericolo per la salute, restano visibili nei puntini neri che vedete qui sopra. Questi punti neri quindi non sono un’esclusiva del grano estero ma nei lunghi viaggi la possibilità di contaminazioni aumenta notevolmente.

Me lo posso permettere!

La pasta nella parte bassa della foto costa € 1,55 per mezzo chilo ovvero dai 25 ai 40 centesimi a piatto. Una pasta da grano biologico, italiano, lavorato al bronzo e a basse temperatura. Una filiera che promuove una giusta remunerazione del lavoro di tutti i passaggi. Fatevi due conti su quanta pasta davvero comprate in un mese. Nella mia famiglia la mangiamo a casa tra gli 8 e i 10 kg di pasta al mese, quindi sono 15 gli Euro di differenza tra un modello economico liberista, speculativo, iniquo  e  uno capace di tutelare l’ambiente il territorio e creare buona occupazione. 15 Euro per mangiare una pasta artigianale dalle elevate proprietà organolettiche e la pasta grande fama ma di produzione industriale. Quante volte in un mese spendete 15 Euro senza neanche sapere come?

L’ipocrisia della speculazione

Vi invitiamo quindi cambiare atteggiamento difronte agli allarmi lanciati dai produttori di grano sul crollo ulteriore dei prezzi e sulle gravi difficoltà che il settore attraversa. In primis prendiamoci la responsabilità delle nostre scelte, ma soprattutto cerchiamo di rifiutare l’idea che lo sbandierato 1400% di differenza tra il costo del grano e quello della pasta sia il problema. Il problema è voler spendere per la pasta meno di una dose di detersivo per lavatrice, meno di una gomma Big-Bubble® (5 costano € 1,50), puntare il dito sulla grande multinazionale che importa il grano per risparmiare è, in questo caso, un po’ retorico.

Osare

Se poi osassimo, una volta a settimana, spendere tra i 50 e i 70 centesimi a piatto, quanto un lecca-lecca, meno di un caffè o un cappuccino, potremo goderci paste di grani antichi italiani, grani dai sapori caratteristici e che possono davvero deliziare il palato e valorizzano la nostra grandissima tradizione agricola. Concedendoli questo lusso probabilmente rivoluzioneremo l’agricoltura italiana e getteremo le basi per un‘economia sana, solidale e sostenibile, sovvertendo l’agire del capitalismo in modo nuovo, semplicemente rivoluzionario.

Ora vi chiedo: “di che pasta siete fatti?” Siete consumatori da grande marchio o siete attori coscienti del vostro potere. La risposta è nella vostra tavola!

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