Nichilismo e degrado da supermercato

18 Luglio 2016 | commenti: 0

centro-commerciale-dentroLe terribili notizie che giungono con cadenza settimanale scuotono le coscienze e generano tante reazioni. Tra le molte c’è il cercar di capire e il chiedersi il cosa si può fare. Aderendo alla visione che vede il disaggio sociale e umano alla base delle motivazioni personali dei vari attentatori, vorremmo riflettere su quale quotidiano genera tanto disagio. Il disturbo narcisistico della personalità, che rende questi individui incapaci di percepire il dolore altrui si è manifestato non solo negli attentati di “matrice islamica” ma anche nella strage Svedese del 2011 (77 morti finiti con colpi alla niuca) ad opera di un radicale cristiano e nel suicidio del pilota di aerei tedesco nel marzo del 2015 (144 morti). Certo oggi l’estremismo islamico offre un teatro e un copione ma questi attori da dove vengono?

Il tracciato parte dalle periferie dell’occidente, le periferie fisiche delle città e le periferie economiche del capitalismo occidentale. Guarda caso molto dell’odio presente negli attentati in Europa nasce nelle periferie delle città e nelle periferie del capitalismo. Il capitalismo ha, come intriseca caratteristica, la concentrazione della ricchezza e cerca di disegnare regole e luoghi che favoriscono questa concentrazione. Questa forza realizza condizioni pratiche che sembrano sfuggire alla maggior parte dei commenti ma sono a nostro avviso il terreno da cui nasce odio, nichilismo e ricerca di notorietà, ovvero gli ingredienti delle stragi. Il documentario Bowling a Colombine di Michael Moore racconta la ricerca dei motivi delle stragi nelle scuole americane da parte degli adolescenti.

Abbiamo permesso la costruzione di periferie fatte di palazzi e grandi centri commerciali, un tessuto cittadino alienante, disadatto alla socializzazione ma ben costruito per permettere alla logica mercantile di proliferare. I grandi centri commerciali e le strutture della grande distribuzione agiscono da nodi dell’impoverimento collettivo economico e sociale. Una società che si impoverisce è una società che alimenta odio e conflitto.

Le grandi aziende di distribuzione, siano esse in forma di supermercato, ma anche in formato franchising o internet, costruiscono la maggior parte dei propri profitti negli investimenti finanziari e questo sottrae ricchezza all’economia reale e alla collettività lasciando degrado e rancore.

centro-commercialeQuando portiamo 100 euro nel grande supermercato acquistiamo di più rispetto al negozio sotto casa o al banco del contadino al mercato, magari 50 kg di cibo invece di 40 kg. Ma questi soldi come agiscono vicino e lontano da me?

Il grande gruppo commerciale utilizza le proprie casse come aspiratori per prelevare liquidità, attraverso la nostra spesa, dal nostro territorio e ad utilizzarla nel magico mondo della finanza internazionale. L’Euro, grande moneta internazionale, ben si presta a questa attività. I guadagni generati aldifuori dell’attività commerciale sono ovviamente un fattore di concorrenza che contribuisce al fallimento delle piccole attività locali e che crea il deserto commerciale delle periferie.

Quanto cambia una periferia fatta di strade con negozzi attivi e una caratterizzata dalla presenza di grandi centri commerciali. Nelle vie commerciali di quartirere si sviluppano relazioni stabili e reciprocità che creano un ambiente favorevole allo sviluppo di una socialità positiva, con decide di piccoli e grandi esempi di solidarietà e empatia che aliemtano il sentimento di appartenenza. Nei quartieri dominati dai grandi supermercati e centri commerciali la vita è fatta di brevi interazioni tra sconosciuti, un ambiente che favorisce la cultura dell’apparenza motivata anche da ridotte possibilità di interazione. Il deserto commerciale marginalità e il disagio.

Un’altro aspetto dell’impoverimento è quello della capacità dei grandi gruppi commerciali di comprimere la remunerazione del lavoro. L’internazionalizzazione degli acquisti genera sia meccanismi di sfruttamento nei paesi lontani, come il Bangladesh, che genera i sentimenti di odio verso l’occidente neocoloniale, ma anche la compressione dei diritti dei lavoratori in occidente e lo sfruttamento del lavoro delle fasce deboli. Le fasce deboli purtroppo oggi sono caratterizzate, in molti paesi europei da migranti di prima e seconda generazione. Questo è un’altro fattore di impoveriemento del tessuto sociale che può ingenerare frustazione e quindi conflitto.

Quali sentimenti possono provare i giovani dei quartieri periferici che vedono sempre più il loro futuro messo in discussione? E i migranti sfruttati nelle nostre campagne? Cosa pensano dei nostri acquisti al supermercato? e il contadino o l’operaio sfruttato nel suo paese dalle aziende che cercano il minimo costo per invitarci all’acquisto cosa pensa di noi?

Ogni volta che scegliamo di acquistare nel grande centro commerciale, nel supermercato o nella mega piattaforma di acquisti online scegliamo un modello di degrado e sfruttamento che in questo periodo viene a chiederci il conto. Quando acquistiamo direttemente dal produttore, dal gruppo d’acquisto solidale o dalla  piccola distribuzione alimentiamo un canale decisamente più inclusivo.

Questo discorso resta valido anche quando acquistiamo il biologico al supermercato, è bio, ma sempre degrado e impoverimento genera, magari un po’ meno ma sempre in quella direzione stiamo andando. Vogliamo fare economia di pace e inclusione, attenzione a cosa ma anche dove facciamo i nostri acquisti. Altrimenti per risparmiare un po’ ci rimettiamo la nostra civiltà.

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