Gruppo d’acquisto, come superare lo spreco alimentare.

31 gennaio 2018 | commenti: 0

Lo spreco alimentare, un paradosso del nostro tempo. Un fenomeno assolutamente deplorevole e che può essere azzerato. Come lo abbiamo superato?

spreco alimentare

Partiamo da come viene raccontato lo spreco alimentare, perché nel racconto c’è una parte del problema. Troverete numerosi studi, anche di fonti autorevoli, che sono tra loro contraddittori, e troverete diversi servizi e articoli che ne parlano. Per approfondire perché gli studi tra loro differiscono, vi consigliamo di leggere il rapporto ISPRA 2017. A quali considerazioni arrivano molti servizi e articoli lo vedremo tra poco.

Alcuni studi imputano direttamente al consumo domestico la maggiore quota di spreco di cibo, concentrando la soluzione su educazione alimentare e responsabilità delle famiglie. Altri studi presentano numeri diversi ma sono presentati al grande pubblico in modo tale da arrivare alle stesse conclusioni e raccomandazioni. Per fare ciò si manipolano un po’ i dati, come ad esempio in alcune presentazioni dello studio FAO. Vediamo come.

Partendo dai dati FAO, molti giornalisti evidenziano che in Europa il 35% del cibo viene sprecato e che circa il 30% dello spreco alimentare è attribuito al consumo finale, ovvero a casa e nei ristoranti. E qui avviene una magia comunicativa. Si sottolinea come lo spreco nei paesi in via di sviluppo risieda principalmente nella debolezza del settore agricolo, carente di adeguata irrigazione e sostegno chimico (fertilizzanti, diserbanti e antiparassitari), mentre in occidente il problema principale è nel percorso dal campo alla tavola. Riprendendo infine il dato del 30% dello spreco nel consumo finale, tutto il discorso è centrato sui programmi di educazione alimentare rivolti alle famiglie. Fila tutto o no?

Rifacciamo i compiti

Se in Europa per ogni 100 kg di cibo prodotto il 35% si perde o si spreca e al consumo finale è imputabile il 30% di questo spreco, quanto si spreca dentro casa e al ristorante?
10,5 kg ogni 100 si sprecano tra domestico e ristorazione. Quanto pesa la ristorazione? Non è chiarissimo e facendo un 50/50, in casa si sprecherebbe circa il 5%.

Il 35% però sono 35 kg, che meno 10 kg del consumo finale fa 25 kg di spreco. Eureka! Il 25% del cibo prodotto è sprecato nella filiera! Quindi, più che nelle nostre case lo spreco avviene nella distribuzione.

Nei paesi occidentali produzione, trasformazione e stoccaggio sono molto efficienti e la parte del leone nello spreco la fa la distribuzione principalmente in due modi.
Il primo è la selezione di prodotto, le tanto sbandierate filiere controllate tipo: ” il percorso qualità Tizio&Caio con più di quattromiladuecentoventisei controlli…..”  che, a parte le regole igenico sanitarie, spesso sono una selezione del cibo per aspetto (colore, calibro ecc…), che poco ha a che fare con la qualità che hanno in mente i consumatori: sapore, valore nutrizionale, rispetto dell’uomo e dell’ambiente ecc… Questi percorsi lasciano sul campo o nei magazzini i prodotti non esteticamente perfetti. Il secondo è lo scaffale sempre pieno, dalla mattina alla sera, dal lunedì alla domenica. Questo comporta un elevato invenduto.

tabella sprechi

L’ISPRA nella rapporto 2017 sullo spreco alimentare fa un lavoro molto più dettagliato, considerando la perdita di cibo in modo integrato e completo, non contando solo i rifiuti, ma tutta la perdita in termini ambientali e di salute. Dal ruolo degli allevamenti intensivi alla sovralimentazione, mettendo il luce l’enormità dell’inefficienza della filiera agroindustriale.

La tabella sopra mostra come la filiera agroindustriale spreca moltissimo prodotto e utilizza in modo assai poco efficiente le risorse disponibili come acqua, terra, fertilizzanti ecc. I modelli agro-ecologici con relazioni solidali e di prossimità sono invece estremamente efficienti. Questa realtà è confermata anche da un dato impressionante: il 70% del cibo prodotto nel mondo è fatto dalla piccola agricoltura usando solo il 25% dei terreni coltivati.  Piuttosto che redarguire il consumatore su come prepara il cibo a casa, sarebbe estremamente più utile invitarlo a lasciare il supermercato e aderire o costituire un gruppo d’acquisto solidale o altri percorsi di consumo consapevole.

Il modello cooperativo e solidale che organizziamo, il gruppo d’acquisto solidale, è uno dei modelli indicati dall’ISPRA come reale e concreta attività di utilizzo efficiente delle risorse. Il rapporto invita le istituzioni a sostenere questo tipo di iniziative e la forza del messaggio e la validità di quanto scritto dovrebbe avere grande risonanza sui media. Mi aspetterei di trovare giornali e servizi TV in cui i giornalisti tuonano: “basta con la spesa al supermercato“, “stop a nuovi supermercati” e cose del genere.

Come mai, invece, così poca eco? Perché non è un argomento mediatico? Per i media è difficile proporre contenuti in contraddizione con i grandi inserzionisti e il modello agroindustriale fa grandi investimenti nella pubblicità. In altre parole la vostra spesa al supermercato finanzia i media che vi raccontano quello che non dà troppo fastidio.  Voi però potete scegliere, partecipare, organizzare, diffondere un modo sano di fare la spesa.

fonti:
Terra nuova Gennaio 2018
http://www.foodrightnow.it/web/wp-content/uploads/2013/03/Lo-spreco-di-cibo.pdf
http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/spreco-alimentare-un-approccio-sistemico-per-la-prevenzione-e-la-riduzione-strutturali

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