Filiera Corta, la filiera fà il prodotto.

3 novembre 2012 | commenti: 0

La filiera fà il prodotto. Una evidenza spesso sottovalutata. Tutti sanno che comprare “al prezzo di fabbrica” significa risparmiare, ma la filera corta è di più. È il rapporto prezzo qualità che cambia, e la composizione del prezzo che cambia. Per verificarlo facciamo un confronto e prendiamo d’esempio una filiera agroalimentare.

Questo schema esemplifica alcune caratteristiche della filiera convenzionale. Possiamo notare che i costi si concentrano sulla logistica, la commecializzazione e promozione del prodotto, quindi 85% – 90% dei costi pagati dal consumatore sono costi di filiera. Ogni passaggio li moltiplica. I costi lievitano sia per remunerare i passaggi ma anche a causa della selezione e degli scarti.

gli alti costi

Ogni passaggio, compreso la vendita al consumatore, comporta uno scarto di prodotto e, dal campo al consumatore, si perde più della metà del raccolto. Questo significa che: se acquisto 1 kg di insalata o zucchine il contadino ne ha coltivato 2 o 3 kg. Ovviamnete il prezzo finale comprenderà questi sprechi quindi un rincaro del 700% è del tutto normale. La promozione e la pubblicità inoltre pesano dal 15% al 30% del prezzo finale.

Quando sentiamo parlare, nei telegiornali, della “speculazione” che tiene i prezzi alti al consumo mentre crollano al contadino sappiamo che questo dipende dalla filera. La filera è il “lato oscuro” del prodotto. Anzi accusare la “speculazione” spesso evita di dire le cose come stanno. La filera è sbilanciata, e pesa così tanto da aver modificto profondamente l’idea di produzione e di prodotto. La filera lunga favorisce la standardizzazione, quindi l’irrigidimento dei parametri qualitativi e la dismissione delle culture per uniformare il prodotto distribuito.

la qualità, più apparenza che sostanza

La prima scelta, qualla che chiamiano migliore qualità, si basa su uniformità di colore, pezzatura, aspetto… la qualità è un apparire. L’incessantemente ricerca del miglior prezzo, ordinando grandi quantitativi ed estendendo la provenienza dei prodotti a tutto il pianeta, ha profondamente cambiato il concetto di qualità, i metodi produttivi e infine i prodotti stessi.

I produttori mano mano si sono adeguati alla monocultura intensiva su vasti appezzamenti, con sementi standardizzati e utilizzo di prodotti chimici. In questa filiera i produttori agricoli sono specializati. La monocultura vincola l’agricoltore a puntare su una resa sicura, affidandosi alle tecnologie, per difendere la propria stabilità economica corrosa dalla corsa al ribasso dei prezzi spinta della concorrenza internazionale. Il fattoe importante in questa produzione è l’uniformità di prodotto, per garantire la vendibilità.

Concetti come tipicità, specificità, ambiente o diritti del lavoro sono costi impossibili da implementare. È la filera lunga che ha portato allo sfruttamento della manodopera migrante che i moti di Rosarno hanno portato alla luce. Inoltre nelle filere lunghe è più alto il rischio di sofisticazione o monipolazione essendo complessa la traciabilità. Sempre la fliera spiega, per esempio, il costo proibitivo dell’orto frutta nei supermercati del biologico. I prodotti di alta qualità devo cercare altre strade: le filiere corte.

la filiera corta

La filiera corta presenta molti vantaggi e aspetti che arricchiscono l’acquisto e ben si coniugana con i prodotti biologici e del commercio equo e solidale. Sia che si tratti di un cavolo nero ( praticamente scomparso nei supermarcati)  acquistato dal GAS o di un  caffè del commercio equo preso in bottega si tratta di prodotti che ci mettono in relazione con il produttore.

Se compro una verdura al supermercato non saprò mai chi l’ha coltivata e del caffè non saprò neanche il paese di provenienza. Nella filiera corta posso sapere esattamente chi coltiva e produce il prodotto che consumo e se voglio posso incontrarlo. La relazione permette di veicolare prodotti considerati “imperfetti” nella filera del supermercato.

La relazione è parte della garanzia di qualità e il prezzo che paga il consumatore remunera dal 30% al 50% il reale costo di produzione. Da qui discende la possibilità di investire in qualità, ambienti e condizioni lavoro dignitose. Il biologico, orientato alla filiera corta, riesce a reintrodurre e distribuire culture tipiche delle cucine regionali e che scompaiono nei supermercati.

La filera corta mantiene la ricchezza nel territorio dando ricadute occupazionali e contribuendo alla cura del territorio. Le aziende orientate alla vendita nella filiera corta tendono a rispondere alle richieste specifiche dei consumatori e quindi a diversificare la produzione e a riscoprire la varietà.

Acquistare nei GAS, nei mercati di produttori, nelle botteghe dell’ Equo e Solidale o anche su internet modifica la struttura distributiva e di conseguenza l’idea di produzione. Solo accorciando la filiera pagheremo il giusto prodotti di eccellenza.

Difficilmente la filiera corta garantirà il prezzo più basso, spesso troverete invece prodotti di qualità eccellente e di grande ricercatezza, che se portati nella filiera tradizionale diventano prodotti di lusso a prezzi dei “grandi marchi” da supermercato.

Da noi la s scelta della filiera corta di traduce anche in estrema freschezza. Uova di giornata o pesce pescato da poche ore, e verdure appena raccolte sono possibilità che difficilemente troviamo o troviamo davvero a caro prezzo.

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